mercoledì 19 settembre 2012

Una dieta sana come cura per il cancro al colon

La notizia di oggi è che il Sig. Allan Taylor pare che sia guarito da un tumore al colon ormai inoperabile e che, nonostante le cure classiche (chemioterapia e operazione chirurgica), si stesse diffondendo a tutto l'intestino, solo con una dieta a base di frutta e verdura. Potete leggere le fonti qui:
I tumori sono insidiosi, possono regredire per poi ripresentarsi, ma di sicuro il Sig. Taylor ha allungato la sua vita di parecchio. Se non avesse cambiato dieta oggi sarebbe morto, mentre attualmente gode di ottima salute.
Quali sono i punti importanti della dieta "miracolosa" del Sig. Taylor?
Eccoli:
  • niente carne rossa
  • niente latte e derivati del latte
  • una specie di tè con l'erba d'orzo (un cucchiaino in acqua calda a mattina e sera)
  • molta frutta e verdura
  • erba in polvere, spezie curry, semi di albicocca e compresse di selenio
I primi due punti sono attualmente molto dibattuti anche dalla comunità scientifica, molti studiosi considerano la carne rossa alla lunga non salutare. Anche per il latte e i latticini si comincia a richiedere forte moderazione.
Il Sig. Taylor è comunque convinto che il punto cruciale della sua dieta sia il tè con erba d'orzo (in inglese powdered barley grass).
Senza dubbio è innegabile che per le malattie dell'intestino la dieta sia il fulcro per evitare malattie o per cercare di curarle.
Ora tocca a i ricercatori capire quali siano gli elementi della "dieta Taylor" che abbiano avuto veramente effetto e quali no.

martedì 18 settembre 2012

Articolo della CNN

Qui trovate un articolo della CNN sulla situazione italiana: http://edition.cnn.com/2012/09/10/business/italy-economy-suicide/index.html?hpt=hp_bn6

Vi riporto una veloce traduzione:

Torrevecchia Teatina, Italia (CNN) - Sei mesi fa, un muratore italiano in debito su le tasse scrisse un biglietto a sua moglie di 27 anni, poi si è cosparso di benzina e si è dato fuoco all'esterno di un ufficio delle imposte Bologna. Egli, Giuseppe Campaniello, morì nove giorni dopo.
"Era una brava persona", ha detto la vedova, Tiziana. "Non gli è stata data la possibilità di riscattare se stesso perché è quello che voleva fare. Se Giuseppe avesse avuto la possibilità, avrebbe pagato il suo debito, non perché non guadagnava 20.000 € al mese . "
Ha unito con altre donne i cui mariti sono tolti la vita in modo da formare un gruppo chiamato "Vedove Bianche" - le vedove bianche - a dimostrare che in questa crisi economica a lungo tirato fuori, il costo non può essere calcolato su un modulo fiscale.
Italia "vedove bianche" sono l'esempio più recente del costo emotivo della crisi del debito e le misure di austerità stanno assumendo Europa. Nella prima metà dello scorso anno, i tassi di suicidi in Grecia sono saliti alle stelle, oltre il 40% anno in anno, secondo i dati del ministero greco della salute. Nel Regno Unito - non fa parte della zona euro, ma la cui economia è anche lottando come si entrasse in una doppia recessione - hanno scritto i ricercatori il mese scorso sul British Journal of Medicine che la recessione 2008-2010 potrebbe aver portato più di 1.000 le persone a suicidarsi.
Ora, come l'Italia, la terza economia della zona euro, affronta la pressione del mercato di effettuare tagli dopo che i suoi costi di finanziamento sono aumentati pericolosamente, i suicidi per "austerità" che sono nati in Grecia, ora compaiono qui. Per decenni, era comune per gli italiani non pagare le tasse, ma con la crisi finanziaria, il gettito fiscale è diventato più aggressivo.
Problemi fiscali sempre più grandi, e difficoltà finanziarie, hanno spinto alcuni a togliersi la vita. Anche se le statistiche sono difficili da trovare, una associazione italiana delle piccole imprese dichiara suicidi legati al disagio economico sono il doppio di quello che erano 10 anni fa.
A Roma un imprenditore, Mario Frasacco, 59 anni, si è sparato al petto lo scorso aprile. La sua fabbrica, che produceva accessori in alluminio, è ora fallita e i suoi 10 lavoratori disoccupati.
Tragedia familiare racconta la storia della Grecia
La figlia del Sig. Frasacco, Giorgia, ha lavorato con lui e sapeva che stava avendo difficoltà finanziarie, ma non aveva la minima traccia che stava contemplando il suicidio. "Il giorno prima di uccidersi, l'ho salutatolui, come ho sempre fatto prima di andare a casa", ha ricordato. "Non ho mai letto nei suoi occhi il disagio che avrebbe portato a questo. Dopo cinque mesi, non riesco a trovare una giustificazione per quello che ha fatto."
Per i superstiti di questi suicidi economiche, vi è la rabbia che il governo ha cercato di massimizzare le entrate e tagli alla spesa, non importa il costo umano. Per Tiziana, si è lasciato con domande su come affrontare - emotivamente e finanziariamente - all'indomani della morte del marito.
"Chi mi assumere ogg ai 48 anni, quasi 49? Chi?" chiede. "Dove posso andare? Devo diventare una prostituta? Perché è lì che ci portano. O dovrei suicidarmi e solo uscire di strada e di essere un problema in meno per il governo?"

venerdì 14 settembre 2012

I vecchi politici hanno paura

Un piccolo post di sfogo, i politici oggi hanno paura. Sono chiusi dentro le loro stanze a rimuginare come evitare le prossime elezioni. Non parlano pechè hanno imparato la lezione di Berlusconi, più parli di un personaggio, nel bene o nel male, più gli fai pubblicità alle prossime elezioni.
Hanno paura di Beppe Grillo e del movimento a 5 stelle, una paura talmente grande da aver "vietato" di nominarlo, si usano solo termini molto generici, tipo: antipolitica, ingovernabilità.
Hanno paura, e hanno ragione ad avere paura, sarebbe la loro fine. Sarebbe la fine del sistema clientelare, della corruzione a tutti i livelli, dovrebbero cercarsi un lavoro, un lavoro vero.
Il movimento 5 stelle a tra gli obbiettivi del loro progamma elettorale (clicca qui per leggerlo tutto) hanno:
  • Abolizione dei rimborsi elettorali
  • Riduzione a due mandati per i parlamentari e per qualunque altra carica pubblica
  • Eliminazione di ogni privilegio particolare per i parlamentari, tra questi il diritto alla pensione
    dopo due anni e mezzo
  • Divieto per i parlamentari di esercitare un’altra professione durante il mandato
  • Divieto di cumulo delle cariche per i parlamentari (esempio: sindaco e deputato)
  • Approvazione di ogni legge subordinata alla effettiva copertura finanziaria

Solo questi punti da soli annienterebbero la quasi totalità della  corruzione attuale.
Hanno già ottenuto  l'abolizione del Lodo Alfano, e ancora non sono in parlamento.
Agli attuali politici non importa nulla della disastrosa situazione economica italiana, sanno che sono sull'orlo di uscire dal parlamento e non rientrarci più.
Ogni giorno rivedono i sondaggi, provano con una nuova formula della legge elettorale, ma è sempre peggio: ogni giorno sale il gradimento, il movimento a 5 stelle viaggia su numeri che vanno dal 30% al 40%, sta diventando il primo partito in Italia e non è ancora entrato in parlamento.
Non c'è legge elettorale basata sui voti che li potrà estromettere dal parlamento.
Quindi i vecchi politici stanno pensando ad un Monti bis, nessuna elezione, tutti seduti sulle proprie poltrone a intascarsi uno stipendio senza fare nulla.
C'è solo una variabile incognita a tutti: come reagirà l'italiano medio?
Fino ad ora ha accettato tutto passivamente, ma se si arrabbiasse come il cittadino greco medio, contando che noi siamo 6 volte di più,  avremo una reazione 6 volte maggiore?
Se così fosse avremmo Roma, Milano, Torino in fiamme, le scorte non basterebbero e si andrebbe ad una situazione che non solo eliminerebbe (fisicamente, leggasi uccisioni sommarie) la vecchia politica, ma sarebbe la fine della democrazia vera sotto ogni punto di vista.
Ed è a questo che i vecchi politici al governo pensano: è meglio andarsene (elezioni), o rischiare di far saltare la nazione ma, se tutto va bene rimanere qui seduto in parlamento altri 5 anni (niente elezioni)?
Ovviamente nessuno è in grado i predire il futuro, ma mi fa una rabbia vedere i vecchi politici attuale fare dichiarazioni più vuote del solito, totalmente al di fuori della situazione italiana, senza nessuna idea, senza nessuna soluzione, solo a pensare a riprendere la poltrona alla prossima elezione.
Se scoppiasse una rivoluzione, vi assicuro che le dichiarazioni di questi giorni mi fanno talmente prudere le mani, che mi ci metterei anch'io in mezzo a dare un bel calcio nel sedere a chi se lo merita.
Ecco, ora mi sono sfogato!

lunedì 3 settembre 2012

La crisi: siamo solo all'inizio

Inserisco qui una notizia che non è passata da nessuna parte, visto il tono di "Vicino alla fine della crisi" detto dal primo ministro Monti, ecco degli stralci di lettere private sia del Segretario del Papa Ganswein, sia di Gotti Tedeschi direttore dello IOR (la banca dello stato del Vaticano), indirizzate direttamente a Sua Santità Papa Benedetto XVI; trapelata grazie all'opera di Paolo Gabriele (maggiordomo del Papa) e pubblicate sul libro di Gianluigi Nuzzi "Sua Santità":


Georg Gànswein del giugno 2011:
La crisi economica in corso (non solo non ancora conclusa, bensì ancora all'inizio) e le conseguenze dello squilibrato processo di globalizzazione che ha forzato la delocalizzazione accelerata di molte attività produttive, ha trasformato il mondo in due aree economiche: i paesi occidentali (Usa ed Europa) consumatori e sempre meno produttori e i paesi orientali (Asia e India) produttori e non ancora equilibratamente consumatori. Questo processo ha conseguentemente creato un conflitto fra le tre funzioni economiche dell'uomo occidentale: quella di lavoratore e produttore di reddito, quella di consumatore di beni per lui più convenienti, quella di risparmiatore e investitore dove ha maggiori prospettive di guadagno. Il paradosso che si evince è che l'uomo occidentale produce ancora reddito lavorando in imprese domestiche, ma sempre meno competitive e perciò a rischio d'instabilità. Compra i beni più competitivi, prodotti altrove. Investe in imprese non domestiche, in paesi in cui l'economia cresce perché si produce. In pratica, rafforza imprese che creano occupazione altrove e persino competono con quella dove lui lavora. Finché detto uomo resta senza lavoro, non può consumare più e tanto meno risparmiare.


Per Gotti Tedeschi siamo vicini a un cortocircuito nelle economie dei paesi più vicini alla Chiesa:
Questo conflitto, non gestito, sta provocando una crisi strutturale nell'economia del mondo occidentale ex ricco. Ma questo mondo occidentale è anche quello le cui radici sono cristiane (Europa e Usa), che è evangelizzato e ha finora sostenuto la Chiesa con le sue risorse economiche. In pratica, grazie al processo di delocalizzazione, la ricchezza si sta trasferendo dall'Occidente cristiano all'Oriente da cristianizzare. In specifico, in Occidente, ciò comporta:
  • minor sviluppo economico (o persino negativo), minori redditi, minori risparmi, minori rendimenti dagli investimenti locali, maggiori costi per sostenere l'invecchiamento della popolazione, ecc.
  • maggior conseguente ruolo dello Stato in economia, maggiore spesa pubblica e maggiori costi. Esigenza di maggiori tasse, minori privilegi ed esenzioni fiscali, maggiori rischi.

Come si vede i problemi economici di USA ed Europa non si possono risolvere senza un'azione forte e incisiva che vieti o imponga tasse molto alte agli investimenti in paesi "esterni", come Cina e India. La crisi è all'inizio, la ricchezza si sta distribuendo nel mondo, ma non in senso virtuoso, cioè creandola; ma solo spostandola da i paesi storicamente ricchi, a quelli storicamente poveri.
La soluzione per portare benessere in tutto il mondo non è semplice, nè chiara a nessuno. Mantenere i paesi "in via di sviluppo" in una eterna povertà, non è eticamente giusto; d'altra parte non si può livellare il benessere mondiale rinunciando a tutte le conquiste sociali  (sindacati, diritti/doveri, leggi) che abbiamo ottenuto con tanta fatica, solo per adeguarci a modelli sbagliati ma più convenienti economicamente agli industriali.

mercoledì 3 marzo 2010

Patate OGM

La Ue ha autorizzato la coltivazione di una patata transgenica brevettata dal gruppo tedesco Basf, detta Amflora e destinata alla produzione di colle. I favorevoli a questa innovazione spiegano che in questo modo — come sempre con gli Ogm— si eviteranno una serie di procedure chimiche assai dannose. I contrari ribattono che dalla patata Basf si ricaverà, come residuo della lavorazione della colla, un amido che sarà poi utilizzato come mangime per gli animali. È falso quindi— dicono— che non entrerà alla fine nel nostro ciclo alimentare. E questo è grave perché la modificazione genetica apportata a questa patata la rende resistente ad alcuni antibiotici. Quindi, mangiandola attraverso la carne degli animali che se ne sono nutriti, non saremo più in grado di essere curati per certe malattie.
Il professor Da Fez del Cnr sostiene però che l’unico antibiotico a cui Amflora è resistente è la canamicina (o kanamicina), che ormai secondo lui non è presente in nessun farmaco. E poi i nostri batteri intestinali sarebbero, a suo dire, ormai resistenti per conto loro a questa kanamicina, come minimo una volta su due.
A chi credere? E CHI SE NE FREGA! IO NON LI VOGLIO E BASTA QUESTI RISCHI PER LA MIA SALUTE!!!!

domenica 26 aprile 2009

Truffe on-line: istruzioni per l'uso

Ecco una panoramica di come funziona il crimine informatico:

La visione che Fortinet ha del crimine informatico in generale e del phishing in particolare è quella elaborata da Guillaume Lovet, guru della sicurezza nonché Emea Threat Response Team Leader di Fortinet, e illustrata a più riprese in sede di Virus Bulletin Conference. Secondo Lovet, il cyber crime è cresciuto parallelamente all'aumento delle transazioni con le carte di credito sul web e al proliferare dei conti correnti bancari online. Il gioco è semplice: una volta che si è entrati in possesso delle informazioni finanziarie relative a un conto e a una carta di credito, non solo si può rubare senza essere scoperti, ma, attraverso un processo automatizzato guidato da virus, continuare a rubare per un numero infinito di volte. Sul "mercato" esistono molti metodi per ottenere i dati delle carte di credito e dei conti correnti: ogni metodo comporta un mix di rischi, spese e capacità. Come dire, a ogni cybercriminale il suo. Chi vuole tagliare la testa al toro acquista il "prodotto finito".

Prendiamo l'esempio di un conto corrente online. Il prodotto, rappresentato dalle informazioni necessarie per ottenere un controllo "autorizzato" sul conto, costa 400 dollari, una cifra bassa per il poco lavoro necessario e il rischio limitatissimo che si corre. Transazioni, afferma Lovet, che avvengono in chatroom (Internet Relay Chat) nascoste, in cui i 400 dollari diventano denaro virtuale, visto che il denaro virtuale non è regolato da alcuna legislazione, è registrato in paesi offshore, può essere creato online e trasferito a conti di denaro reale in modo anonimo. Il lavoro viene svolto da 4 tipologie di persone, secondo una rigida divisione del lavoro. I "coder", veterani hacker che producono tool pronti all'uso come trojans, mailer e bot, o servizi come la creazione di un codice binario non rintracciabile dai motori Av, che saranno poi utilizzati dalla forza lavoro del crimine. Che sono i "kids", così chiamati per via dell'età, spesso al di sotto dei 18 anni. I kids acquistano, commerciano e rivendono gli elementi di base del crimine informatico, come mailing list di spam, php mailer, proxie, numeri di carte di credito host di hacker, pagine scam,...I "drop", in genere basati in paesi in cui le leggi anti-cybercrime sono quasi del tutto inesistenti (Bolivia, Indonesia e Malesia, per esempio), trasformano in denaro reale il denaro virtuale. Infine, i "mob", vere e proprie figure professionali del crimine organizzato, operano con tutte o alcune delle figure sopra descritte. Per avere il controllo di un conto bancario sempre più spesso si usano tecniche di phishing. I tool di phishing si acquistano facilmente e con pochi soldi: una lettera di scam o una pagina di scam in un linguaggio a scelta, una lista di spam, una selezione di mailer php per inviare 100mila mail in sei ore, un sito web per ospitare per alcuni giorni la pagina di scam, e infine una carta di credito rubata ma valida con cui registrare un dominio.

Un elenco che costa poco meno di cento dollari, a fronte di ritorni che possono essere anche del 300% e molto di più. Ritorni ancora più grandi si possono ottenere utilizzando i "drop" per convertire il denaro in contante. I rischi sono però alti: i drop richiedono commissioni fino al 50% del valore del conto, lasciano tracce "fisiche", e qualche volta derubano il phisher. Tuttavia, secondo i calcoli di Lovet, il phisher che paga commissioni e subisce furti ha comunque un ritorno che oscilla tra le 40 e le 400 volte l'investimento iniziale. Nelle operazioni su larga scala, proprie di grandi organizzazioni del crimine organizzato, sono utilizzati conti offshore; un processo più complicato e costoso, ma anche più sicuro. Se il phishing si aggiunge alle altre attività cyber criminali basate sull'hacking e sulle tecnologie virus, si trova un ricco ecosistema di microaziende e organizzazioni internazionali che lavorano insieme in maniera produttiva, ricavando profitti notevoli.

Proteggere le reti con firewall stand alone, apparecchiature di intrusion prevention, anti virus e anti spyware non basta. Secondo Lovet, è necessaria una seria legislazione internazionale e un coordinamento capace di superare i confini dei singoli stati. Ma è anche necessario elaborare una risposta creativa da parte delle organizzazioni sotto tiro. Le soluzioni di sicurezza reattiva "pezzo a pezzo" stanno lasciando spazio a sistemi di sicurezza multi-threat unificati. Invece di installare, gestire e mantenere differenti dispositivi, le organizzazioni, dice Lovet, possono consolidare le loro funzionalità di sicurezza in un unico apparecchio. Queste misure combinate, unite a una maggior consapevolezza degli utenti, sono al momento la contromisura più efficace contro il cybercrime.

Fotovoltaico, pannelli invenduti e guerra dei prezzi

Per chi sceglie il fotovoltaico, i prezzi dei materiali sono in ribasso:


Solo ottanta giorni fa sembrava ancora in crescita esponenziale. I consuntivi del 2008, per l'industria fotovoltaica, si erano appena chiusi a oltre 20 miliardi di dollari, cinque volte quelli del 2005. «Eppure, da allora, è cambiato tutto – spiega Paula Mints, analista della Navigant Consulting, azienda di ricerca sul fotovoltaico globale – oggi l'industria vive un clima completamente diverso, di sovraccapacità produttiva, di moduli e pannelli invenduti e accumulati nei magazzini, e di vera e propria guerra dei prezzi». E' lo scenario presentato durante l'ultima conferenza dell'Epia (European Photovoltaics Industry Association) a Francoforte, centrata sull'impatto della crisi sull'industria fotovoltaica.


Che cosa è successo in questi ottanta giorni? Primo, è improvvisamente finito il boom fotovoltaico spagnolo. L'anno scorso il governo di Madrid ha generosamente incentivato, con danari pubblici, la bellezza di oltre 2 gigawatt di campi solari, per ben il 42% di tutto ciò che di fotovoltaico si è istallato nel mondo nel 2008. E massima parte di questi moduli provenivano dall'Asia e dalla Cina (che ormai fanno il 40% della produzione). Poi, a fine 2008 (anche a causa dello scoppio della sua bolla immobiliare e finanziaria) il governo Zapatero ha drasticamente deciso un tetto di un quarto agli ammontari incentivabili. Risultato: un pari taglio secco nelle istallazioni e decine di migliaia di posti di lavoro in libertà. E proprio nel momento in cui numerose nuove fabbriche solari entravano a regime, finanziate dal boom degli anni precedenti. «Con una capacità produttiva quasi raddoppiata - spiega Kai Malkwitz di PvXchange, il maggior portale online sul settore – da 5 gigawatt nel 2008 a circa nove stimati quest'anno».
«Aggiungiamo al menu la crisi finanziaria globale – continua Mints – il crollo dei corsi immobiliari, la caduta dei consumi delle famiglie e il credito congelato. I fondi oggi sono più scarsi per tutti i partecipanti al mercato, siano essi piccoli investimenti immobiliari su tetti solari quanto grandi campi fotovoltaici. Senza contare i flussi di capitale alle start-up».
Risultato: all'inizio del 2009 Navigant stimava circa 1,4 gigawatt di celle, moduli e pannelli accumulati e invenduti nei magazzini, lungo tutta la filiera, dai maggiori produttori fino agli istallatori. «E ciascuno di essi è in concorrenza con tutti gli altri. Di qui la forte spinta al ribasso dei prezzi». Che, tra i produttori asiatici, supera il 20%. Mentre, tra i produttori tedeschi (attestati su un mercato più stabile) per ora non scende oltre il 10%. Ma le punte dei ribassi spesso arrivano al 50%.

Bolla fotovoltaica quindi? È ancora presto per dirlo. Di sicuro i primi effetti del grande programma di stimolo sulle rinnovabili deciso dall'amministrazione Obama non si faranno sentire prima dell'estate, con l'avvio dei primi finanziamenti da parte del Doe (Dipartimento dell'Energia Usa), orientati però più al sostegno della Ricerca e Sviluppo che alla ripresa del mercato. «Che si muoverà davvero - dice Mints - soltanto quando la crisi di fiducia e di credito verrà superata».

Intanto, della guerra dei prezzi dovrebbero in parte avvantaggiarsi i mercati europei. Oltre alla Germania che, secondo Eupd Research, anche nel 2009 dovrebbe continuare a crescere al 6% (fino a quasi 1,8 gigawatt) entreranno in scena la Francia (+43% a 540 magawatt) e l'Italia (+8% a 450 megawatt) mentre la Spagna resterà praticamente ferma. Previsione conservativa, quella di Eupd Research sull'Italia. «Un mercato che negli anni scorsi si è mosso soprattutto sui tetti fotovoltaici delle imprese - spiega Markus Wackerbeck, analista capo – mentre il residenziale non è decollato e i grandi campi fotovoltaici trovano oggi forti difficoltà sia nelle autorizzazioni amministrative che nei finanziamenti».

Esito finale: almeno nel 2009 l'Italia non conoscerà quantomeno il boom drogato spagnolo, che l'anno scorso di fatto ha imposto al governo il blocco degli incentivi. Però, anche, un'opportunità persa: con i prezzi in rapida caduta la possibilità di accelerare sul fotovoltaico (ancora più conveniente, oggi in Italia, nel rapporto tra costi e rendimenti ventennali da tariffa incentivata) limitando il valore importato e anche con un effetto di rafforzamento delle imprese che producono in Italia i moduli, i sistemi, installano e certificano gli impianti.
Durerà non più due - tre anni questa crisi fotovoltaica da sovrapproduzione relativa e da discesa dei prezzi - prevedono gli analisti. Nel frattempo vi sarà una sicura selezione tra le imprese (a favore dei maggior nomi, come Q-Cells, Suntech, Sharp, First Solar e Kyocera) ma poi il mercato ripartirà. «E l'Italia, prevede Winfried Hoffman, presidente dell'Epia (l'associazione fotovoltaica europea) all'appuntamento tra due anni si presenterà probabilmente in condizioni di «grid parity», quindi con la possibilità di ridurre nettamente le tariffe incentivate. Magari destinando i fondi pubblici verso interventi strutturali sulla rete elettrica (compresi cruciali sistemi di storage) in grado di sfruttare pienamente l'energia solare fotovoltaica divenuta adulta».