lunedì 19 gennaio 2009

Armani si venderebbe un rene

La vicenda è notissima sulla rete italiana e si trascina da lungo tempo, ma ora Luca Armani ha deciso di premere sull'acceleratore con un nuova provocazione pensata per sollevare nuova attenzione sul caso.

Sul suo sito, armani2.it, Luca Armani ha ora scritto: "vendo un rene per poter denunciare Giorgio Armani".

Al di là della provocazione, come saprà chi ricorda la questione, focalizzata sulla querelle per la gestione del dominio armani.it, sul suo attuale sito Luca Armani propone anche di firmare una petizione ospitata su "www.armani.si" nella quale chiede in buona sostanza che gli venga restituito il dominio armani.it, ora in uso di Giorgio Armani, il celebre stilista.
Scrive ancora Luca Armani: "Vorrei precisare con la presente che non sono alla ricerca di clamore, di compassione o comprensione, bensì mi sto battendo dal secolo scorso perché credo di essere dalla parte della ragione, perché credo di essere stato ingiustamente accusato di un reato che non ho mai commesso, perché sono convinto che anche il potersi difendere deve essere quantomeno un diritto di tutti indipendentemente dal nome che rappresenta o dal fatturato che uno genera".

Seul, in carcere l'aruspice della finanza

Di Gaia Bottà

Quando le forze dell'ordine hanno fatto irruzione nel suo appartamento lo hanno sorpreso mentre ordinava online un saggio in materia di finanza. Aveva creato intorno a sé un alone di autorevolezza dispensando vaticini riguardo alle sorti dell'economia sudcoreana, si era nascosto per mesi dietro allo pseudonimo di Minerva. La polizia lo ha arrestato, accusandolo di aver diffuso online informazioni false che hanno agito sul quadro economico del paese.

Minerva si era espresso centinaia di volte sulle pagine dedicate ai dibattiti del popolare portale Daum, i suoi post raccoglievano centinaia di migliaia di visite: aveva previsto le sorti di Lehman Brothers, aveva anticipato il crollo del valore della valuta sudcoreana, aveva tracciato con sufficiente precisione lo scenario che si sarebbe configurato per il suo paese nel momento in cui fosse stato investito dall'impatto della recessione. Non tutti i vaticini di Minerva si sono trasformati in realtà, non tutte le qualifiche che vantava erano realmente in suo possesso. La stampa locale riprendeva pedissequamente le sue predizioni, assecondava timori e alimentava paure. Il mondo della finanza incassava e prestava ascolto all'oracolo. Ed è scivolato in una spirale creata ad arte da un cittadino della rete che non esitava a diffondere notizie che le autorità hanno definito infondate.

Il governo di Seul ha reagito alla congiuntura economica e ha previsto un piano per rialzarsi. Ha inoltre ordinato l'arresto di Minerva, responsabile, a parere del giudice che ha disposto il provvedimento, di "aver influito sul mercato monetario globale e sulla credibilità nazionale" con due post. Avrebbe distorto la realtà e turbato l'andamento dell'economia, avrebbe deliberatamente seminato il panico diffondendo informazioni false, fra cui la notizia di una raccomandazione che il governo avrebbe inviato alle banche per ammonirle a non comprare dollari per consolidare la valuta locale.
Le forze dell'ordine hanno identificato Minerva in Park Dae-sung, 31enne che non ha conseguito alcun titolo di studio negli Stati Uniti né ha mai lavorato per Wall Street. Hanno fatto irruzione nel suo appartamento, lo hanno tratto in arresto. Minerva non si è dichiarato colpevole, né si dimostra disposto a patteggiare: nella maggior parte dei casi si limitava a racimolare informazioni online e ad analizzare la situazione in articoli aggressivi. "Scrivevo articoli per aiutare le persone esasperate dal governo - si è spiegato Park - piccoli commercianti, persone ordinarie su cui si è abbattuta la crisi economica". Qualora venga giudicato colpevole rischia di scontare 5 anni di carcere e una multa che può raggiungere i 50 milioni di won, poco meno di 30mila euro.

Se ci sono membri del governo pronti a giurare che Park non abbia mai mentito, non mancano coloro che si schierano a favore dell'arresto di Park, mentre i dibattiti riguardo all'anonimato online affollano la rete coreana. Sono numerosi i netizen, coreani e non, che denunciano come la Corea del Sud, uno dei paesi più connessi del mondo, abbia iniziato a disporre sequestri e a condannare netizen. Una regolamentazione della rete che ingabbia il diritto ad esprimersi e che riduce al silenzio il dissenso.

Cinque sorelle

Jawaher 4 anni, Dina 8, Samar 12, Ikram 14, Tahrir 17 anni. Cinque sorelle palestinesi della famiglia Balousha. Vivevano a Jabaliya, vicino a Gaza City. Un campo profughi della striscia di Gaza. Una bomba le ha uccise. Un F16 israeliano è volato sulle case di Jabaliya e sulla moschea Imad Aqel, le ha sfiorate nella notte, il suo respiro le ha distrutte. Israele vuole combattere Hamas, ma uccide i bambini.
Si può dire, gridare che chi uccide i bambini, in modo deliberato, ovunque nel mondo, è un assassino? E che va giudicato per crimini contro l'umanità da un tribunale internazionale? Non ci sono giustificazioni. Lo scrittore Abraham Yehoshua, una voce tra le più importanti di Israele, ha detto: "Non avevamo scelta". Ma tra la vita di una bambina e qualunque altra cosa ci deve essere scelta. La bambina è sacra, il resto non conta.
Israele vuole creare un cordone di sicurezza intorno a sè con i bombardamenti, dal Libano a Gaza. Ma non saranno le bombe a portare la sicurezza. Per ogni civile ucciso, ci saranno cento terroristi in più. Per ogni bambino libanese, palestinese, arabo ucciso, mille terroristi in più. Israele si mette sullo stesso piano dei suoi nemici quando massacra i civili e, per questa ragione, potrebbe non avere domani più amici in Occidente. A Israele si chiede di essere non solo più forte di chi la vuole distruggere, ma anche migliore.

Gran Bretagna: lo stato inietta virus spia da anni nei pc dei sudditi

Monitoraggi a distanza agevolati da malware di stato, carotaggi nella vita online dei cittadini, sorveglianza che le forze dell'ordine possono mettere in campo senza l'autorizzazione preventiva di un magistrato. Il Regno Unito è pioniere nelle tendenze che si stanno propoagando in Europa: le perquisizioni a distanza veicolate da trojan di stato e condotte con disinvoltura sono per certi versi legali già da anni.

A rivelare il regime di sorveglianza pervasiva che attanaglia il Regno Unito è il Times: l'Home Office, sulla scia del pronunciamento del Consiglio dei Ministri europeo, starebbe insinuando nel quadro normativo la possibilità per le forze dell'ordine di scandagliare i computer dei cittadini e di monitorare le loro attività senza bisogno di alcun mandato. Così come proposto in Germania, si tratterebbe di perquisizioni a distanza: basterebbero malware veicolato da una email o strumenti per penetrare nella rete WiFi del sospetto, basterebbe un "ragionevole sospetto" nei confronti del cittadino che potrebbe commettere un crimine punibile con almeno tre anni di carcere, basterebbe dichiarare che penetrare nel computer dell'individuo sia una misura proporzionata al crimine che si ritiene covi nella sua mente.

Email e tracciati delle navigazioni online, messaggi scambiati con altri netizen e contenuti archiviati sull'hard disk: il Times configura un futuro di perquisizioni a distanza sempre più frequenti, di scambi di dati fra gli stati membri dell'Unione Europea. L'utilizzo di strumenti informatici per penetrare nelle macchine dei cittadini, spiega l'autorevole quotidiano, sarebbe possibile per le forze dell'ordine britanniche fin dal 1994 e sarebbe già stato esercitato; aderendo alla proposta europea, il Regno Unito potrebbe impugnare questi poteri con sempre maggiore frequenza.
La mobilitazione delle associazioni che si battono per il rispetto dei diritti dei cittadini è stata immediata: Liberty ha paragonato le perquisizioni remote all'irruzione delle forze dell'ordine nell'abitazione di un cittadino e del sequestro del suo computer e ha invocato un dibattito parlamentare che sappia ristabilire i diritti fondamentali dell'individuo.

L'intervento dell'Home Office è stato invece tanto tempestivo quanto fumoso: sui media britannici si affollano le dichiarazioni dei portavoce del governo, che si affrettano a ribadire che nulla è cambiato, che l'accordo siglato con l'Unione Europea non è vincolante né prevede una tabella di marcia che determini l'implementazione delle strategie di intercettazione, che le perquisizioni a distanza restano regolate dalle leggi che da anni delimitano i poteri investigativi delle forze di polizia. Ma questa reazione non sembra riuscire a rassicurare cittadini la cui vita mediata dalla tecnologia rischia di convergere in archivi sconfinati nelle mani di stato e mercato.

TIME: person of the year

Benchè sia un falso...

Islanda fallita, lettera da un italiano lì

Dal Blog di Beppe Grillo

"Caro Beppe,
sono uno studente universitario di Genova che sta facendo l'Erasmus in Islanda, dove ho conosciuto molte persone che vivono e lavorano qui e vedere con i miei occhi come la speculazione finanziaria ha distrutto un Paese che fino allo scorso anno l' ONU definiva il primo al mondo per benessere. I miliardi di dollari che gli speculatori hanno riversato su questo Paese per anni ad un certo punto si sono interrotti e nel giro di poche settimane le principali banche del Paese sono fallite, la moneta è crollata e l' inflazione e la disoccupazione, prima quasi inesistenti, hanno raggiunto percentuali a due cifre. Parlando con le persone del posto ho scoperto con stupore che questo Paese scandinavo è afflitto dai nostri stessi problemi, una classe dirigente collusa con le banche che invece di tutelare i cittadini cerca di coprire le azioni di chi dilapida i loro risparmi e che non vuole saperne di abbandonare il potere, nemmeno ora che le i cittadini per la prima volta nella storia del Paese scendono in piazza ogni giorno per chiedere le dimissioni del governo che ha portato il Paese in queste condizioni. Ma la notizia che mi ha spinto a scrivere questa lettera è quella apparsa oggi su un piccolo giornale locale dove si parla di un giornalista che ha dovuto licenziarsi perchè dopo aver seguito un inchiesta sulle persone che hanno causato la crisi finanziaria il suo editore ha deciso di pubblicare il suo articolo modificato altrimenti il giornale sarebbe stato fatto chiudere dalle persone che il giornalista denunciava. Nemmeno le notizie dei suicidi che stanno diventando sempre più numerosi possono essere pubblicate
Questa esperienza mi ha fatto capire che nonostante viviamo in Paesi diversi con tradizioni e strutture politiche diverse i problemi che affliggono la nostra società sono gli stessi in tutta Europa, il blog ha già rilevanza internazionale, perchè non dedicare spazio anche agli altri Paesi europei? Sono sicuro che le persone e le notizie non mancherebbero e questo contribuirebbe a farlo crescere ancora insieme a chi che non si arrende a questo sistema che ci chiede di non credere più nella giustizia e di diventare come loro, arricchendoci sfruttando e ingannando le persone. Se ho deciso di non essere come loro e di costruire la mia vita combattendo le ingiustizie e aiutando chi difende la verità è anche grazie a tutto quello che ci hai dimostrato in questi anni, prima dalla televisione (ero piccolo, ma mi ricordo quando avevi deciso di andartene a parlare nei teatri pur di non sottometterti a loro) e ora con il blog e le manifestazioni, continua cosi!".

Class Action all'italiana

Stampa
Segnala via email
Sharing
Commenti (18)
Roma - La Class Action all'italiana è nata deforme, non potendo essere attivata dal singolo cittadino ma solo da gruppi di interesse, però anche in quella forma non è ancora operativa, e il Governo ha deciso nei giorni scorsi di rinviarne ulteriormente l'introduzione alla prossima estate. Un rinvio che non sembra piacere a consumatori ed utenti Internet.

Tra i più interessati a questo strumento, per i molti disservizi e problemi che segnalano da anni su tutti i fronti delle TLC, i netizen italiani si stanno organizzando per sostenere la Class Action, già nelle corde di diverse associazioni di consumatori che ne stavano preparando alcune contro imprese di primo piano.

"TLC e Internet più in generale - racconta a Punto Informatico Marco Pierani, promotore della protesta ed esponente di Altroconsumo - sono terreno molto fertile per ipotesi applicative di class action, in quanto in questi settori purtroppo si diffondono comportamenti illeciti da parte di aziende che ledono in maniera seriale un numero elevato di persone per importi poco elevati, dal che il gioco non vale la candela per quanto riguarda le cause individuali, ecco che lo strumento della class action potrebbe conoscere subito e in maniera ottimale applicazioni utili in questo ambito, mi vengono in mente alcune aste al ribasso per fare un esempio veloce".
La mobilitazione sta prendendo forma in questo momento in un gruppo aperto su Facebook: Class action: ulteriore rinvio, beffa per i cittadini - indigniamoci.